Le pastiglie freni…non sono tutte della stessa pasta

La totalità degli scooter hanno all’anteriore (e sempre più spesso ormai anche al posteriore) un impianto frenante a disco. Protagonisti della frenata sono il disco, la pinza e il liquido che noi muoviamo all’interno delle tubazioni tramite la pressione che applichiamo alla pompa. Un altro componente che noi non vediamo ma che è in buona parte protagonista della nostra frenata è la pastiglia freno.

Le pastiglie freno, strutturalmente, sono una base metallica sagomata sulla quale è applicato uno strato di materiale d’attrito di varia composizione. La pastiglia freno, spinta dal pistoncino della pinza, va a toccare il disco freno, generando un attrito che porta più o meno lentamente, a un rallentamento del veicolo. In questa fase, si raggiungono temperature importanti, che possono più o meno condizionare la nostra performance e, a lungo andare, anche lo stato di salute del disco freno. Si tratta di una componente molto piccola, il cui contributo è decisamente importante.

Nel mondo dei ricambi, si possono suddividere le pastiglie freno in funzione della composizione del materiale d’attrito. Le macrocategorie sono due:

• Materiali “carbonio-ceramico” o “organico”: un mix di fibre di vetro, metalliche, ceramiche, di carbonio e aramidiche unite con resine organiche e metalli in polvere (come rame o ferro), che hanno il compito di incrementare le performance in frenata alle basse temperature. Per questo motivo, la pastiglia organica viene chiamata anche “morbida”. La bassa quantità di fibre ceramiche e di carbonio permette di garantire una frenata sufficiente anche ad alta temperatura.
• Materiali d’attrito sinterizzati, molto ricchi di materiali ceramici, carboniosi e rame, utilizzati particolarmente nei contesti sportivi, perché la temperatura di esercizio di questi materiali è difficilmente raggiungibile in contesti stradali. Una pastiglia freno sinterizzata fuori dal range di temperatura ideale, a contatto con il disco freno, non genera una frenata efficace e a lungo andare può rigare il disco (particolare ben visibile e identificabile al tatto)

A queste macrocategorie vanno aggiunte le pastiglie freno semimetalliche e quelle multimateriale. La prima categoria ha una composizione a metà strada tra quelle organiche e quelle sinterizzate; la seconda invece presenta impasti differenti a seconda della posizione del materiale d’attrito (di solito, nella parte centrale è presente il materiale organico, mentre ai lati quello sinterizzato).
Queste due categorie sono quelle su cui puntano maggiormente gli utenti che usano il proprio mezzo tutti i giorni, oltre alle case costruttive che investono risorse e risorse per ottenere un prodotto capace di garantire un’ottima performance per quanto più tempo possibile.

Il tempo è tiranno anche con le pastiglie freno; esistono degli accorgimenti con i quali è possibile capire quanto è arrivato il momento di sostituirle.

Il primo è quello di controllare l’intaglio presente sul materiale d’attrito: oltre a permettere di allontanare acqua, sporco e vapori dalla superficie di contatto, ci dà un’indicazione della vita della pastiglia; quando la profondità dell’intaglio è poca, è arrivato il momento di cambiare le pastiglie. Il secondo è molto più empirico, ossia ascoltare i freni: se durante la frenata sentiamo che il suono dell’attrito è cambiato, è necessario approfondire l’osservazione.

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