Catalizzatore e sonda lambda, lavoro sinergico per controllare e limitare le emissioni

Il nostro scooter è il mezzo più intelligente per vivere le città, per muoversi in tempi rapidissimi senza dipendere dagli orari dei mezzi pubblici o essere intrappolati nel traffico automobilistico. Sebbene i motori di auto e di scooter non siano paragonabili a livello di quantità di gas prodotti, vengono applicati gli stessi criteri di valutazione delle emissioni. Le case, e SYM ne è l’esempio evidente, investono risorse importanti per permettere agli utenti di poter attraversare le metropoli senza problemi. E per poter controllare e limitare le emissioni sui nostri scooter sono presenti due componenti fondamentali per rispettare le normative antinquinamento: il catalizzatore e la sonda lambda.

Il catalizzatore è presente all’interno del terminale di scarico ed è composto da una grossa struttura a griglia nella quale i gas di scarico, attraversandolo, vengono “impoveriti” da tutte le sostanze nocive per l’ambiente. Durante la costruzione del catalizzatore, vengono impiegati materiali molto preziosi, come il platino, il palladio e il rodio.
Il catalizzatore è un componente presente anche su ogni mezzo motorizzato a due ruote e la sua progettazione deve rispettare il posizionamento nel sistema di scarico, tener conto della potenza che eroga il motore, dei volumi di aria, della temperature della miscelazione aria-benzina.
Il catalizzatore, oltre a permettere di rispettare le norme antinquinamento, permette di rispettare anche le emissioni sonore. Molti utenti sostituiscono il terminale, contenente il catalizzatore, pensando di poter così incrementare le prestazioni del mezzo. In realtà, un terminale senza catalizzatore, altera moltissimo il comportamento del motore: la miscela aria-benzina risulterà profondamente modificata, al punto da innalzare le temperature di esercizio del motore.

L’efficacia del catalizzatore è garantita dalla sonda lambda, un dispositivo presente alla fine del sistema di scarico, capace di leggere istantaneamente diversi parametri dei gas di scarico; queste informazioni vengono inviate alla centralina che, per mantenere le emissioni entro i limiti impostati, varia in continuazione la miscela aria-benzina.
Le sonde lambda si differiscono tra di loro per il materiale utilizzato, fattore che determina anche il loro modo di lavorare.
La sonda lambda al diossido di zirconio è utilizzata a stretto contatto con i gas di scarico, mentre la superficie interna è a contatto con l’aria esterna. Entrambe le aree della sonda sono rivestite di platino, materiale che permette all’ossigeno atmosferico di caricarsi elettricamente, generando un impulso. Il biossido di zirconio, invece, si rende permeabile agli ioni di ossigeno attorno ai 300 gradi centigradi.
Quando tra le l’area in diossido di zirconio e l’area in platino si crea una tensione elettrica (dovuta alla diversa quantità di ossigeno con la quale vengono in contatto), che verrà elaborato dalla centralina.
La sonda lambda al diossido di titanio, invece, segnala anomalie alla miscela aria-benzina. Quando il motore espelle i gas di scarico, sulla superficie del diossido di titanio si crea una resistenza elettrica dovuta alla concentrazione di ossigeno. La particolarità del titanio permette di avere sonde lambda molto più piccole e per questo motivo le due tipologie non sono intercambiabili
Sui mezzi di cilindrata maggiore sono presenti due sonde lambda, una prima del catalizzatore e una dopo. Con questa impostazione, la centralina riceve dati provenienti da i due punti, permettendo la regolazione della miscelazione aria-benzina più efficace.
Il meccanico, attraverso un sistema di diagnosi, può verificare se le sonde lambda e il catalizzatore lavorano nel modo corretto se si rilevano valori delle sonde lambda sono troppo diversi tra loro, i sensori potrebbero essere sporchi oppure esserci problemi al catalizzatore.

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